1. Altri canti d'Amor
Language:
Italian
Authorship
Altri canti d'Amor, tenero arciero,
I dolci vezzi, e i sospirati baci;
Narri gli sdegni e le bramate paci
Quand'unisce due alme un sol pensiero.
Di Marte io canto, furibondo e fiero,
I duri incontri, e le battaglie audaci;
Strider le spade, e bombeggiar le faci,
Fo nel mio canto bellicoso e fiero.
Tu cui tessuta han di cesareo alloro
La corona immortal Marte e Bellona,
Gradisci il verde ancor novo lavoro,
Che mentre guerre canta e guerre sona,
Oh gran Fernando, l'orgoglioso choro,
Del tuo sommo valor canta e ragiona.
Input by Auditorium du Louvre
2. Or ch'el ciel e la terra e'l vento tace
Language:
Italian
Authorship
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Or che'l ciel e la terra e'l vento tace,
e le fere e gli augelli il sonno affrena,
notte il carro stellato in giro mena
e nel suo letto il mar senz'onda giace;
vegghio, penso, ardo, piango; e chi mi sface
sempre m'è inanzi per mia dolce pena:
guerra è'l mio stato, d'ira et di duol piena;
et sol di lei pensando ò qualche pace.
Così sol d'una chiara fonte viva
move'l dolce e l'amaro ond'io mi pasco;
una man sola mi risana e punge.
Et perché'l mio martir non giunga a riva,
mille volte il dí moro e mille nasco;
tanto da la salute mia son lunge.
3. Gira il nemico insidioso
Language:
Italian
Authorship
Gira il nemico insidioso amore
la rocca del mio core.
Su presto ch'egli qui poco lontano
armi, armi alla mano.
Noi lasciamo accostar ch'egli non saglia
sulla fiacca muraglia,
ma facciam fuor una sortita bella,
butta, butta la sella.
Armi false non son ch'ei s'avvicina
col grosso la cortina.
Su presto, ch'egli qui poco discosto
tutti, tutti al suo posto.
Vuol degl'occhi attaccar il baloardo
con impeto gagliardo.
Su presto ch'egli qui senz'alcun fallo
tutti, tutti a cavallo.
Non è più tempo ohimé, ch'egli ad un tratto
del cor padron s'è fatto,
a gambe, a salvo chi si può salvare,
all'andare, all'andare.
Cor mio non val fuggir, sei morto e servo
d'un tiranno protervo
ch'el vincitor che già dentro alla piazza
grida foco, ammazza.
4. Se vittorie sì belle
Language:
Italian
Authorship
Se vittorie sì belle
han le guerre d'amore,
fatti guerrier mio core.
E non temer degl'amorosi strali
le ferite mortali.
Pugna, sappi ch'è gloria
il morir per desio de la vittoria.
5. Armato il cor d'adamantina fede
Language:
Italian
Authorship
Armato il cor d'adamantina fede
nell'amoroso regno,
a militar ne vegno,
contrasterò col Ciel e con la sorte,
pugnerò con la morte,
ch'intrepido guerriero
se vittoria non ho, vita non chero.
6. Ogni amante è guerrier
Language:
Italian
Authorship
Prima Parte
Ogni amante è guerrier; nel suo gran regno
Ha ben Amor la sua milizia anch'egli.
Quella fiorita età, che 'l duro pondo
Può sostener dell'elmo e dello scudo
Negli assalti d'amor fa prove eccelse.
Né men sconcio è veder tremula mano
Per troppo età, vibrar la spada o l'asta,
Che sentir sospirar canuto amante.
Ogni amante è guerrier, ecc.
Ambo le notti gelide, e serene
E l'amante e 'l guerrier traggon vegghiando,
Questi a salvar del Capitan le tende,
Questi a guardar l'amante mura intento.
Non mai di faticar cessa il Soldato,
Né riposar già mai verace amante.
Ambo sormonteran de' monti alpestri
Le dure cime, ambo torrenti e fiumi
Tra piogge, e nembi varcheran sicuri.
Non del vasto ocean le onde spumanti,
Non d'Euro, o d'Aquilon I'orribil fiato
Frenar potrà gl'impetuosi cori
Se di solcar il mar desio gli sprona.
Chi se non quei che l'amorosa insegna
Segue, o di Marte al ciel nottumo e fosco
Può la pioggia soffrir, le nevi e 'l vento?
Taccia pur dunque omai, lingua mendace,
Di più chiamare otio e lascivia Amore,
Ch'amor affetto è sol di guerrier core.
Seconda parte
Io che nell'otio nacqui, e d'otio vissi,
Che vago sol di riposata quiete
Trapassava non pur I'hore nottume,
Ma i giorni interi ancor tra molli piume;
E tra grat' ombre d'ogni cura scarco
Il fresco mi godea d'un' aura lieve,
Col roco mormorar d'un picciol rivo,
Che fea tenor degl'augelletti al canto.
lo stesso pur che generosa cura
Di bellissimo Amor mi punse il core,
AII'hor che 'l guardo volsi al divan lume,
Che svavillar vidd'io da que' begl'occhi, --
E 'l suono udì che da rubini e perle
Mi giunse al cor d'angelica favella,
Sprezzando gli agi di tranquilla vita
Non pur chiuggo a i gran dì tra 'l sonno i limu
Ma ben sovente ancor, e stelle e sera,
Cangiar vigile amante in Sole, e in Alba.
Spesso carco di ferro all'ombra oscura
Spesso carco di ferro all'ombra oscura
Me 'n vo sicuro ove 'l desio mi spinge,
E tante soffro ogn'hor dure fatiche
Amoroso guerrier, ch'assai men greve
Misura in un co 'l valoroso Hispano
Tentar pugnando I'ostinato Belga.
0 pur là dove inonda i larghi campi
L'Istro real, cinto di ferro il busto
Seguir tra l'armi il chiaro, e nobil sangue
Di quel Gran Re ch'or su la sacra testa
Posa il splendor del diadema Augusto
Di quel Gran Re ch'alle corone, a lauri
Alle spoglie, a' trionfi il ciel destina.
O sempre gloriose, o sempre invitto,
Segui felice, e fortunato apieno
L'alte vittorie e gloriose imprese
Che forse un dì questa mia roca cetra
Ritornerà non vil ne' tuoi gran pregi.
All'hor, ch'al suon dell'anni
Canterò le tue palme, e' chiari allori.
Quando I'hostil furor depresso e domo
Dal tuo invitto valor, dal tuo gran senno,
Udrà pien di spavento, e di terrore
L'Oriente sonar belliche squille.
E sovra gran destrier di ferro adorno
Di stupor muti i faretrati Sciti,
Tra mille e mille Cavalieri e Duci
Carco di spoglie, o Gran FERNANDO ERNESTO
T'inchineranno, alla tua invitta spade
Vinti, cedendo le corone e i regni.
Terza parte
Ma per qual'ampio Egeo spieghi le vele
Sì dal porto lontano ardito Amante?
Riedi che meco il mio cortese amico,
Veggio ch'a si gran corso, a sì gran volo
Di pallido timor dipinge il viso.
Quarta parte
Riedi ch'al nostro ardir, ch'al nostro canto
Ch'hora d'armi, e d'amor confuso suona
Scorger ben puote omai, ch'Amore, e Marte
E' quasi in cor gentil cortese affetto.
Input by John Versmoren
7. Ardo, avvampo, mi struggo, accorrete
Language:
Italian
Authorship
Ardo, avvampo, mi struggo, accorrete
Amici, vicini all'infiommato loco !
Al lodro accorrete ! Al tradimento ! Al foco !
Scole, accette, mortelli, acquo prendete !
E voi torri sacrate onco tocete ?
Su ! Bronzi ! Su ! Ch'io dal gridor son roco,
Dite il periglio altrui non lieve o poco,
E degl'incendi miei pietà chiedete !
Son due belli occhi il ladro, e secco omore
l'incendiorio che l'inique faci
Dentro la rocca m'avventò del core !
"Ecco i rimedi omai vani e fallaci",
Mi dice ogn'un : "lascia, loscio ch'el core
Per si beato ardor s'incenerisca, e taci."
Input by Guy Laffaille
8. Il combattimento di Tancredi e Clorinda
Language:
Italian
Authorship
Testo:
Tancredi che Clorinda un homo stima
vuoi ne l'armi provarla al paragone
Va girando colei l' alpestre cima
verso altra porta, ove d'entrar dispone.
Segue egli impetuoso, onde assai prima
che giunga, in guisa avvien che d'armi suone
ch'ella si volge e grida:
Clorinda:
O tu. che porte,
correndo si?
Testo :
Risponde:
Tancredi :
E guerra e morte.
Clorinda:
Guerra e mort' havrai,
Testo :
Disse.
Clorinda:
Lo non rifiuto
darlati, se la cerchi e fermo attende.
Testo:
Ne vuol Tancredi che ch' ebbe a piè veduto
ha il suo nemico. usar cavallo, e scende.
E impugna 1'un'e l'altro il ferro acuto,
ed aguzza l'orgoglio
e l'ira accende;
e vansi incontro a passi tardi e lenti
qual due tori gelosi e d'ira ardenti.
Notte, che nel profondo oscuro seno
chiudesti e nell' oblio fatto si grande,
degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno
theatro, opre sarian si memorande.
Piacciati ch' indi il tragga e'n bel sereno
a le future età lo spieghi e mande.
viva la fama lor; e tra lor gloria
splende dal fosco tuo l'alta memoria.
Non schivar, non parar. non pur ritrarsi
voglion costor, ne qui destrezza ha parte.
Non danno i colpi hor finti, hor pieni, hor scarsi:
toglie l'ombra e' l furor 1'uso dell'arte.
Odi le spade orribilmenti urtarsi
a mezzo il ferro: e' l piè d'orma non parte:
sempre il piè fermo e la man sempre in moto,
ne scende taglio invan, ne punta a voto.
L'onta irrita lo sdegno alla vendetta,
e la vendetta poi l'onta rinova:
onde sempre al ferir, sempre alla fretta
stimol novo s'assiunge e piaga nova.
D'hor in hor più si mesce a più ristretta
si fa la pugna. e spada oprar non giova:
dansi con pomi. e infelloniti e crudi
cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.
Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, e altrettante
poi da quei nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fier nemico e non d'amante.
Tornano al ferro. e l'un e l'altro il tinge
di molto sangue e stanco ed anelante
e questi e quegli alfin pur si ritira,
e dopo lungo faticar respira.
L'un l'altro guarda, e del suo corpo esangue
su' l pomo della spada appoggia il peso.
Già de 1'ultima stella il raggio langue
sul primo arbor ch'è in oriente acceso.
Vede Tancredi in maggior copia il sangue
dei suo nemico e se non tanto offeso
ne gode e insuperbisce. Oh nostra folle
mente ch'ogni aura di fortuna estolle!
Misero. di che godi? Oh quanto mesti
fiano i trionfi ed infelice il vanto!
Gli occhi tuoi pagheran (s'in vita resti)
di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.
Cosi tacendo e rimirando, questi
sanguinosi guerrier cessaro alquanto.
Ruppe il silenzio alfin Tancredi e disse
perché il suo nome l'un altro scoprisse:
Tancredi:
Nostra sventura è benche qui s'impieghi
tanto valor, dove silenzio il copra.
Ma poi che sorte ria vien che ci nieghi
e Iode e testimon degni de l' opra
pregoti (se fra l'armi han loco i prieghi)
che' l tuo nome e' l tuo stato a me tu scopra.
accio ch' io sappia. o vinto o vincitore,
chi la mia morte o la mia vittoria honore.
Testo:
Rispose la feroce:
Clorinda:
Indarno chiedi
quel ch' ho per uso di non far palese.
Ma chiunque io mi sia, tu innanzi vedi
un di quei due che la gran torre accese.
Testo:
Arse di sdegno a quel parlar Tancredi:
Tancredi:
E in mal punto il dicesti (indi riprese)
e' l tuo dir e' l tacer di par m'alletta,
barbare discortese, alla vendetta.
Testo:
Torna l'ira nei cori e li trasporta
Benche deboli, in guerra. A fiera pugna!
U'l'arte in bando, u'già la forza e morta.
ove, invece, d'entrambi il furor pugna!
O che sanguigna e spaziosa porta
fa l'una e l'altra spada, ovunque giugna
nell'armi e nelle carni! e se la vita
non esce, sdegno tienla al petto unita.
Ma ecco homai, l'hora fatal è giunta
che'l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro net bel sen di punta
che vi s'immerge e'l sangue avido beve;
e la veste, che d'or vago trapunta
le mammelle stringea tenera e lieve,
l'empie d'un caldo fiume. Elle già sente
morirsi, e'l piè le manca egro e languente.
Segue egli la vittoria, e la trafitta
vergine minacciando in calza e preme.
Ella mentre cadea, la voce afflitta
movendo, disse le parole estreme:
parole, ch'a lei novo spirio addita,
spirto di fè, di carità, di speme:
virtù che Dio l'infonde, e se rubella
in vita fu, la vuol in morte ancella.
Clorinda:
Amico, hai vinto. lo ti perdon ... perdona
tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
all' alma si: deh! per lei prega, e dona
battesmo a me ch'ogni rnia colpa lave.
Testo:
In queste voci languide risuona
un non so che di flebile e soave
ch'ai cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
e gli occhi a lagrimar invoglia e sforza.
Poco quindi lontan nel sen d'un monte
scaturia mormorando ou picciol rio.
Egli v'accorse e l'elmo empiè nel fonte,
e tornò mesto al grande ufficio e pio.
Tremar senti la man, mentre le fronte
non conosciuta ancor sciolse e scoprio.
La vide e la conobbe: e restò senza
e voce e moto. Ahi vista! Ahi conoscenza!
Non morì già, che sue virtuti accolse
tutte in quel punto e in guardia al cor le mise,
e premendo il suo affanno a darsi volse
vita con l'acqua chi col ferro uccise.
Mentre egli il suon de 'sacri derti sciolse.
colei di gioia trasmutossi, e rise;
e in atto di morir lieta e vivace
dir parea:
Clorinda:
S'apre il ciel: io vada in pace.
Input by Auditorium du Louvre
9. Volgendo il ciel
Language:
Italian
Authorship
I. Introdutione al ballo
Voce sola (Poeta fermato cosi dice):
Volgendo il ciel per l'immortal sentiero,
Le ruote de la luce alma e serena,
Un secolo di pace il Sol rimena,
Sotto il Re novo del Romano Impero.
Sù, mi si rechi ormai del grand'Ibero
Profonda tazza, inghirlandata e piena,
Che correndomi al cor di vena in vena
Sgombra da l'alma ogni mortal pensiero.
Venga la nobil cetra.
(Ricevuto il chitarone, da la ninfa,
si volta verso l'altre e cosi gli parla:)
Il crin di fiori cingimi,
O Filli,
(qui li pone la ninfa la ghirlanda,
poi parla il poeta come segue:)
Io feriro le stelle
cantando del mio Re
gli eccelsi allori.
(qui nel chitarone da lui sonato cosi segue:)
E voi, che per beltà, donne
e donzelle, gite superbe
d'immortali honori:
Movete al mio bel suon le piante snelle,
Sparso di rose il crin leggiadro e biondo.
E, lasciato dell'Istro il ricco fondo,
Vengan l'humide ninfe al Ballo anch'elle.
(Entrata come di sopra, et le Ninfe
dell'Istro escono al tempo di essa
entrata come le prime, e giunte
al loro determinato loco,tutte
le Ninfe insieme danzano
il seguente ballo).
II. Ballo
Movete al mio bel suon...
Fuggan in si bel di nembi e procelle.
D'aure odorate el mormorar giocondo
Fat'eco al mio cantor, rimbombi il mondo
L'opre di Ferdinando eccelse e belle.
(Qui in questo loco finita la presente prima parte, si fa un canario
o passo e mezzo od altro
balletto, a beneplacito senza canto
poi si ritorna sopra la prima aria
come segue, cangiando mutanze.)
Ei l'armi cinse, e su destrier alato
Corse le piaggie, e su la terra dura
La testa riposo sul braccio armato.
Le torri eccelse e le superbe mura
Al vento sparse, e fe' vermiglio il prato,
Lasciando ogni altra gloria al mondo oscura.
Input by Auditorium du Louvre
10. Altri canti di Marte
Language:
Italian
Authorship
Altri canti di Marte, e di sua schiera
Gli arditi assalti, e l'honorate imprese,
Le sanguigne vittorie, e le contese,
I trionfi di morte horrida, e fera.
Io canto, Amor, da questa tua guerriera
Quant'hebbi a sostener mortali offese,
Com'un guardo mi vinse, un crin mi prese:
Historia miserabile, ma vera.
Due begli occhi fur l'armi, onde traffitta
Giacque, e di sangue invece amaro pianto
Sparse lunga stagion l'anima afflitta.
Tu, per lo cui valor la palma, e'l vanto
Hebbe di me la mia nemica invitta,
Se desti morte al cor, dà vita al canto.
Input by Auditorium du Louvre
11. Vago augelletto
Language:
Italian
Authorship
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Vago augelletto che cantando vai,
over piangendo, il tuo tempo passato,
vedendoti la notte e 'l verno a lato
e 'l dí dopo le spalle e i mesi gai,
se, come i tuoi gravosi affanni sai,
cosí sapessi il mio simile stato,
verresti in grembo a questo sconsolato
a partir seco i dolorosi guai.
[ ... ]
Input by Ferdinando Albeggiani
12. Mentre vaga Angioletta
Language:
Italian
Authorship
Mentre vaga Angioletta
Ogni anima gentil cantando alletta,
Corre il mio core, e pende
Tutto dal suon del suo soave canto;
E non so come intanto
Musico spirto prende
Fauci canore, e seco forma e finge
Per non usata via
Garrula, e maestrevole armonia.
Tempra, d'arguto suon pieghevol voce,
E la volve, e la spinge
Con rotti accenti, e con ritorti giri
Qui tarda, e là veloce;
E tall'hor mormorando
In basso, e mobil suono, ed alternando
Fughe, e riposi, e placidi respiri,
Hor la sospende, e libra,
Hor la preme, hor la rompe, hor la raffrena;
Hor la saetta, e vibra,
Hor in giro la mena,
Quando con modi tremuli, e vaganti,
Quando fermi, e sonanti.
Così cantando e ricantando, il core,
O miracol d'amore,
E' fatto un usignolo,
E spiega già per non star mesto il volo.
Input by John Versmoren
13. Ardo e scoprir, ahi lasso, io non ardisco
Language:
Italian
Authorship
Ardo e scoprir, ahi lasso, io non ardisco
e quel che porto nel sen, rinchiuso ardore,
e tanto più dolente ogni hor languisco
quanto più sia celato il mio dolore.
Fra me tal'hor mille disegni ordisco
con la lingua discior anco il timore.
E all'hor fatto ardito io non pavento
gridar soccorso al micidial tormento.
Ma s'avvien ch'io m'appresso a lei davante
per trovar al mio mal pace e diletto,
divengo tosto pallido in sembiante,
e chinar gl'occhi a terra costretto.
Dir vorrei, ma non oso; indi tremante
comincio, e mi ritengo alfin l'affetto.
S'aprir, nuntia del cor la lingua vole,
si troncan su le labbra le parole.
14. O sia tranquillo il mare o pien d'orgoglio
Language:
Italian
Authorship
O sia tranquillo il mare o pien d'orgoglio,
mai da quest' onde io rivolgo il piede;
io qui t'aspetto e qui de la tua fede,
tradito amante, mi lamento e doglio.
Spesso salir su queste rupi io soglio
per veder se il tuo legno ancor sen riede;
quivi m'assido e piango, ondo mi crede
il mar un fonte e 'l navigante un scoglio.
E spesso ancor t'invio per messageri,
a ridir la mia pena e 'l mio tormento
dell'aria vaga e zeffiri leggieri,
ma tu non torni, o Filli, e 'l mio lamento
l'aura disperge, e tal mercè ne speri
che fida a donna il cor e i prieghi el vento.
15. Ninfa che, scalza il piede
Language:
Italian
Authorship
Ninfa che, scalza il piede e sciolta il crine,
te ne vai di doglia in bando
per queste piagge lieta cantando
e ballando,
non scuoti all'erbe le fresche brine.
Qui, deh! meco t'arresta, ove di fiori
s'inghirlanda il crin novello
questo ch'imperla fresco ruscello
bel pratello
co' suoi correnti limpidi umori.
Dell'usate mie corde al suon potrai
sotto l'ombra di quest'orno
a tempo il passo mover d'intorno,
né del giorno
faran te bruna gli ardenti rai.
Ma senza pur mirarmi affretta il passo
dietro forse a Lillo amato.
Ah! Che ti possa veder cangiato
quel pie ingrato,
pera fugace, in un duro sasso!
16. Dolcissimo uscignolo
Language:
Italian
Authorship
Dolcissimo uscignolo,
tu chiami la tua cara compagnia
cantando: »Vieni, vieni, anima mia«.
A me canto non vale,
e non ho come tu da volar ale.
O felice augelletto,
come nel tuo diletto
ti ricompensa ben l'alma natura:
se ti negò saver, ti diè ventura.
17. Chi vol haver felice e lieto il core
Language:
Italian
Authorship
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[Chi vuol aver]1 felice e lieto il core,
non segua il crudo Amore,
quel lusinghier che ancide,
quando più scherza e ride;
ma tema di beltà, di leggiadria
l'aura fallace e ria.
Al pregar non risponda, alla promessa
non creda: e se s'appressa,
fugga pur, che baleno è quel ch'alletta;
né mai balena Amor, se non saetta.
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1 Monteverdi: "Chi vol haver"
Input by John Versmoren
18. Lamento della ninfa
Language:
Italian
Authorship
Available translations (or transliterations, if applicable):
Non havea Febo ancora
recato al mondo il dí,
ch'una donzella fuora
del proprio albergo uscí.
Sul pallidetto volto
scorgeasi il suo dolor,
spesso gli venia sciolto
un gran sospir dal cor.
Sí calpestando fiori
errava hor qua, hor là,
i suoi perduti amori
cosí piangendo va:
"Amor", dicea, il ciel
mirando, il piè fermo,
"dove, dov'è la fè
ch'el traditor giurò?"
Miserella.
"Fa' che ritorni il mio
amor com'ei pur fu,
o tu m'ancidi, ch'io
non mi tormenti più."
Miserella, ah più no, no,
tanto gel soffrir non può.
"Non vo' più ch'ei sospiri
se non lontan da me,
no, no che i martiri
più non darammi affè.
Perché di lui mi struggo,
tutt'orgoglioso sta,
che si, che si se'l fuggo
ancor mi pregherà?
Se ciglio ha più sereno
colei, che'l mio non è,
già non rinchiude in seno,
Amor, sí bella fè.
Ne mai sí dolci baci
da quella bocca havrai,
ne più soavi, ah taci,
taci, che troppo il sai."
Sí tra sdegnosi pianti
spargea le voci al ciel;
cosí ne' cori amanti
mesce amor fiamma, e gel.
Input by Paolo Montanari
19. Perché te 'n fuggi, o Fillide?
Language:
Italian
Authorship
Perché te 'n fuggi, o Fillide?
Ohimè, deh, Filli ascoltami
e quei belli occhi voltami:
già belva non son io né serpe squallido;
Aminta io son, se ben son magro e pallido,
queste mie calde lagrime
che da quest'occhi ognor si veggon piovere
han forza di commuovere
ogni più duro cor spietato e rigido,
ma' l tuo non già, ch'è più d'un ghiaccio frigido.
Mentre spargendo a l'aura pianti e lamenti,
indarno il cor distruggesi,
Filli più ratta fuggesi,
né i sospir che dal cor, non voci o prieghi
i piè fugaci arrestano.
20. Non partir, ritrosetta
Language:
Italian
Authorship
Non partir, ritrosetta,
troppo lieve e incostante.
Senti me: non fuggir, aspetta, aspetta,
odi il pregar del tuo fedel amante.
Tu non senti i lamenti?
Ah, tu fuggi, io rimango,
ah, tu ridi ed io piango.
L'alma vola disciolta,
teco parte il mio core.
Ferma il piè, non fuggir, ascolta ascolta:
torna a gioir almen d'un che sì more.
Tu non miri i martiri?
Tu non odi, io ti chiamo,
tu mi sprezzi, io ti bramo.
Tu crudel più mi offendi
quanto più sei fugace.
Già dal sen l'alma fugge: attendi, attendi,
se il mio languir a te cotanto piace.
Tu, non ridi o, non ridi,
tu mi sprezzi, io t'adoro,
tu mi lasci ed io moro.
21. Su, su pastorelli vezzosi
Language:
Italian
Authorship
Su, su, su, pastorelli vezzosi,
correte, venite
a mirar, a goder l'aure gradite,
e quel dolce gioir,
ch'a noi porta ridente
la bell'alba nascente.
Mirate i prati
pien di fiori odorati
ch'al suo vago apparir ridon festosi.
Su, su, su, augelletti canori,
sciogliete, snodate
al cantar, al garrir, le voci amate.
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